Best Albums Of 2008

Il 2008 è stato un anno abbastanza generoso in quanto a uscite musicali e il minimo che possa fare per “ricambiare il favore” è parlarne.
Ho sempre trovato le classifiche un esercizio di stile fine a se stesso. Sono inutili, o come direbbe il professor Keating di Dead Poets Society, sono “escrementi”, al pari delle teorie per quantificare geometricamente la grandezza di una poesia. Se proprio la vogliamo buttare in matematica direi che qui ci troviamo nel campo dei numeri complessi e quindi non ordinabili. Risultato: niente classifica in ordine di importanza ma solo una serie di album, ognuno bello a suo modo.
Se siete arrivati a leggere fino a qui significa che un briciolo di interesse c’è, però capisco che una lista di 16 nomi, la maggior parte dei quali magari sconosciuti, dica ben poco. Proprio per questo ho ritenuto opportuno spendere qualche parola su tre album in particolare. Ignorare anche questi è un crimine verso voi stessi e verso l’umanità.
Fennesz – Black Sea
Il ritorno dell’artista austriaco, sempre all’insegna della sperimentazione sonora. Questo “Black Sea” segna una virata verso sonorità di matrice ambient a seguito di un progressivo abbandono del glitch. Siccome sempre di Fennesz stiamo parlando, bisogna aspettarsi una continua manipolazione sonora e dinamicità, anche nell’apparente calma delle composizioni. L’ibridazione tra analogico e digitale, chitarre processate e field recordings questa volta prende forma in un lavoro più coerente e forse anche più accessibile per chi non è avvezzo a certe sonorità.
Have A Nice Life – Deathconsciousness
Questa è la vera sorpresa del 2008. Due perfetti sconosciuti del Connecticut hanno dato alle stampe un doppio concept-album autoprodotto che si è fatto strada quasi esclusivamente grazie al passaparola sul web. Gli 85 minuti di musica sono una lunga riflessione sulla morte, lo scorrere del tempo, la consapevolezza di una fine certa. “The most depressing record in the history of music” come da loro stessi definito. Musicalmente parlando ci troviamo a cavallo tra gothic-rock, shoegaze e industrial. La produzione non eccelsa in questo caso è forse punto di forza, in quanto conferisce ulteriore tragicità al suono dell’album. Se ancora non ci siamo capiti, questo non è il disco adatto se ci si vuole ritrovare con il sorriso sulle labbra. Una canzone su tutte: Bloodhail
Resplandor – Pleamar
I Resplandor sono una bella realtà che viene da Lima, Perù. Questo “Pleamar” è il loro terzo album. Probabilmente qualcuno dirà che è l’ennesimo disco shoegaze che non aggiunge niente a terreni già ampiamente percorsi da altri. Verissimo, però è un bel disco e sinceramente me ne frego. Se vi piacciono le chitarre riverberate e le atmosfere sognanti alla Cocteau Twins questo è il disco che fa per voi.
So già che ho fatto torto a molti dischi non inserendoli ma, come ho già discusso, qui tutto è soggettivo e nel momento in cui ho deciso di scrivere questo post ho ritenuto opportuno inserire questi.
Ecco la lista completa:
Aidan Baker & Tim Hecker – Fantasma Parastasie
ASHES dIVIDE – Keep Telling Myself It’s Alright
Benoît Pioulard – Temper
Chandeen – Teenage Poetry
Crystal Castles – Crystal Castles
Esbjörn Svensson Trio – Leucocyte
Fennesz – Black Sea
Hammock – Maybe They Will Sing For Us Tomorrow
Have A Nice Life – Deathconsciousness
Helios – Caesura
Jóhann Jóhannsson – Fordlândia
M83 – Saturdays=Youth
Max Richter – 24 Postcards In Full Colour
Maybeshewill – Not For Want Of Trying
Nosound – Lightdark
Portishead – Third
Resplandor – Pleamar
Subheim – Approach
Fatemi sapere se vi ho fatto scoprire qualche disco interessante, ma soprattutto fatemi sapere se mi sono perso qualcosa di significativo.
P.S. Se vi state chiedendo perché proprio 16, non lo so neanche io, m’è venuta così.
January 3, 2009 7 Comments
Auralex MoPAD

Alcuni mesi fa ho acquistato un paio di Adam A7. Sono dei monitor nearfield fantastici, però questa condizione da sola non basta ad ottenere una buona resa sonora, visto che molto dipende dall’acustica della stanza e da dove vengono posizionati. Come al solito i problemi si presentano a frequenze medio basse, in particolar modo in stanze non molto grandi e quadrate (fortunatamente quest’ultimo non è il mio caso). Non a caso, se da un lato sono stato ben impressionato dalla resa degli alti e dalla bellissima immagine stereo, dall’altro avevo subito notato una certa carenza di bassi ed alcune fastidiose risonanze. Le A7 erano appoggiate sulla scrivania usando dei ferma porta in gomma posizionati ai quattro angoli dei monitor, ma evidentemente questo non era sufficiente a disaccoppiare il monitor dalla scrivania.
Arriviamo al dunque. Di recente ho avuto l’occasione di ordinare online i MoPAD dell’Auralex, visto che da All For Music a Bologna li avevano finiti e a quanto pare c’erano problemi con l’importatore italiano. I MoPAD altro non sono che dei supporti in poliuretano espressamente creati per separare i monitor dalla superficie su cui risiedono. Pensare che dei “semplici” pezzi di spugna possano fare tutta questa differenza è difficile da credere, ma i bassi sono magicamente (ri)apparsi, le risonanze sparite e la dinamica è ora più “controllata”. Non ho nemmeno provato a fare la comparazione con e senza MoPAD perchè la differenza è palese, bastano pochi secondi e un paio di orecchie ben allenate per rendersi conto dei benefici. Ricordo anche che ognuno dei quattro pad che vengono forniti è composto da due pezzi separati che permettono di ottenere diverse livelli di inclinazione.
Concludendo, con una spesa minima si possono risolvere molti problemi senza andare a toccare l’acustica della stanza, che comunque rimane sempre molto importante ai fini della resa sonora globale.
December 12, 2008 No Comments
Il primo post
Mi chiamo Derek, ho 24 anni e sono uno studente di Ingegneria Elettronica presso l’Università di Bologna.
Da qualche tempo ho deciso di creare uno spazio web dove raccogliere le mie informazioni personali e i miei contatti. Dopo un primo tentativo fatto con iWeb ho optato per Wordpress che sicuramente mi permette di gestire il tutto in maniera più ordinata e professionale. Come servizio di hosting ho scelto Altervista, che per le mie esigenze attuali è più che sufficiente. L’installazione è stata più facile di quanto pensassi. Ho scaricato i file di Wordpress, inserito i miei dati e caricato tutto via ftp con Cyberduck. Dopo aver dedicato qualche tempo alla ricerca di un tema adatto al caso ed all’installazione di qualche plugins eccomi qui a scrivere il primo post.
Onestamente non ho ancora le idee ben chiare su cosa scrivere, anche perché l’idea iniziale non era quella di creare un blog, quindi devo ancora inquadrare bene la cosa. Mi piacerebbe parlare di tecnologia, magari evitando di fare, come spesso accade, copia-incolla delle notizie riportate da altri siti e cercando piuttosto di approfondire alcuni temi. Comunque sia non ha senso fare troppi proclami adesso che il foglio è ancora bianco e ho appena iniziato a scrivere.
Non mi dilungo oltre, anche perché il primo post generalmente non lo legge nessuno.
September 2, 2008 No Comments






